Oggi il Parlamento europeo è colegislatore, dispone di poteri di bilancio e assicura il controllo democratico di tutti gli organi europei.
Di fatto, i membri del Parlamento non possono proporre leggi (la Commissione Europea ha il monopolio dell’iniziativa normativa, e in alcuni casi hanno un puro ruolo consultivo.
Quindi il compito di un parlamentare europeo è particolarmente faticoso, dal momento che deve operare attraverso la stesura di relazioni in merito a proposte avanzate dalla Commissione, e provvedere a proporre variazioni ed emendamenti da far approvare congiuntamente da Parlamento, Commissione e Consiglio.
Secondo Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e consulente del premier sulle riforme (v. articolo de Il sole 24 ore del 13 settembre 2008, i cittadini non gradirebbero le preferenze per le elezioni europee ”per le quali si deve apprestare una squadra di politici competenti più che popolari. Senza contare che il legame tra europarlamentare e territorio è più sfumato perché prevalgono gli interessi nazionali. “
E’ assolutamente inaccettabile da parte dei partiti l’arrogarsi la capacità di scegliere “politici competenti”, affermando che la popolarità non ha nulla a che vedere con la cosa; come dire che i cittadini non sono in grado di capire chi sia più competente di un altro. Stiamo tornando al concetto del popolo stupido e della pura forza pubblicitaria per acquisire il potere?
Oltre tutto, proprio perchè le azioni degli europarlamentari sono orientate agli interessi nazionali e europei, il voto di scambio diventa poco credibile a livello locale; se poi si considera che dal 2009 i parlamentari europei guadagneranno cifre sostanzialmente inferiori a quelle dei parlamentari italiani, e che i “gruppi di interesse” o lobby sono formalmente riconosciuti nelle loro azioni a livello europeo, il voto di scambio sembrerebbe da escludersi.
A parte poi la discutibilissima capacità dei partiti di scegliere “politici competenti”, come chiunque potrebbe evincere dallo studio delle composizioni elettorali, nel parlamento europeo la rappresentanza italiana è inferiore al 10% (73 su 795), e ci vuole gente molto in gamba sotto diversi aspetti per contribuire in maniere efficace come paese, ivi inclusa la capacità di convincere e promuoversi, vale a dire esattamente quello che fa emergere un candidato nelle preferenze popolari.
I governi nazionali sono già rappresentati nel Consiglio Europeo, che detiene il vero potere per la ratifica delle leggi, ed il parlamento deve essere espressione dei cittadini come contrapposizione all’Europa dei governi. Sembra un buon principio, ma se è il governo (o comunque i partiti) a decidere in maniera assoluta chi debbano essere i rappresentanti del popolo in Europa, abbiamo perso un meccanismo fondamentale per la democrazia nella configurazione corrente dell’Unione, e stiamo degradando il voto per il Parlamento europeo a occasione per gestire il nostro provincialismo politico nazionale.
In conclusione, se passa la legge con l’annullamento dei voti di preferenza, magari anche con il beneplacito del PD che non ha finora mostrato alcuna intenzione di volersi contrapporre al governo attuale (salvo D’Alema, che sembra però più attento alla questione del livello di sbarramento), sarà necessario votare per l’UDC di Casini o per l’IDV di Di Pietro, non fosse altro che per mostrare di voler contare ancora qualcosa in politica come semplici cittadini.