Ormai ci stiamo avvicinando a grandi passi verso l’adozione del “federalismo fiscale”, termine piuttosto sibillino e con significato mutevole, come dimostrato dal fatto che praticamente tutte le forze politiche siano favorevoli.
L’unico punto di accordo reale appare tuttavia il fatto che si voglia cercare di ottimizzare l’uso delle risorse, ed aumentare l’efficienza delle diverse amministrazioni. Che poi per fare questo serva il trasferimento dei poteri verso la periferia, è tutto da dimostrare…
Di fatto uno dei problemi maggiori è legato alla dimensione delle unità verso cui si trasferiscono i poteri, dal momento che in Italia abbiamo regioni con poche centinaia di migliaia di abitanti, e quindi con risorse limitate e scarse probabilità di mettere in piedi e gestire servizi comparabili con quelli di regioni nelle quali vivono popolazioni di vari milioni di abitanti, così da trovarsi con grande probabilità in condizioni di sovraccarico di fronte alle necessità di gestione di un’amministrazione moderna.
Apparentemente dunque molte unità amministrative sono solo il frutto di malintesi vincoli storici, campanilismi spinti e ricerca di migliori opportunità di degustare nuovi tipi di benefici per i potentati e gruppi politici locali.
Trasferire i poteri è un problema organizzativo estremamente complesso , e per molte delle regioni italiane si rischia di aspettarsi da un ciuco le prestazioni di un cavallo quando il riferimento diventa la Lombardia, con quasi 10 milioni di abitanti.
Fino a quando non siano chiari i metodi da utilizzare, i reali obiettivi e soprattutto l’estensione dei poteri trasferiti (in particolare con quali livelli di controllo dello stato centrale), il federalismo appare solo come l’ennesima opportunità di abbuffata per la classe politica locale, senza alcun vantaggio e con peggioramenti anche per le regioni più ricche (dove c’è più da mungere…).
In generale comunque, la probabilità di trovare buoni governanti (intesi come coloro in grado di guidare davvero un paese, e non semplici amministratori, per quanto bravi) è tanto maggiore quanto più ampia è la base della cittadinanza, ed il frazionamento funziona solo per economie e contesti sociali fortemente vincolati al solo ambito locale e di fatto autosufficienti, cosa che nell’attuale momento di globalizzazione non si può più affermare per alcuna delle nazioni mondiali.
Allora potremmo smettere di parlare di devolution come toccasana. Il principio del federalismo è una buona provocazione e aiuta a mobilitare più facilmente i cittadini, ma ormai è tempo di tirare fuori delle proposte realmente efficaci per sfruttare i punti di forza di cui disponiamo facendo leva sull’intera nazione, e non solo su parti di quella, per quanto possano essere più avanzate o più efficienti.