Ancora questa mattina, nel corso di un dibattito televisivo su RAI 3 è stato affrontato (un po’ di sfuggita) il tema del sistema elettorale e della assenza del meccanismo delle preferenze. Partecipavano anche due giovani esponenti politiche, rappresentanti una del PDL ed una del PD.
Il dibattito verteva sui principi della meritocrazia, ma ad un certo punto della discussione, ecco apparire la questione delle preferenze e delle liste bloccate, liquidata velocemente con pieno accordo tra le esponenti del governo e dell’opposizione con frasi del tipo “un buon modo per evitare il voto di scambio”, oppure “ero inizialmente contraria alle liste bloccate, ma poi ho compreso che in Italia le preferenze avevano condotto alla deviazione del voto di scambio”.
Ora, ci sono diversi problemi fondamentali in questo modo di ragionare:
- In primo luogo, non è possibile pensare di eliminare un diritto ed una libertà per evitare tentazioni: come tagliare le mani a tutti per evitare i furti di destrezza…
- Non è possibile trattare gli elettori come incapaci o delinquenti, dal momento che li si rappresenta, e finchè gli elettori sono incapaci o delinquenti, non è lecito attendersi che i rappresentanti siano migliori;
- La casta politica non ha dato sempre uno spettacolo esemplare, certamente non migliore del popolo, e ci sono modi ben più pericolosi del voto di scambio per la democrazia in cui le liste bloccate potrebbero essere utilizzate…
Nè sembra possibile accettare l’argomentazione relativa all’aumento dei costi per le elezioni nel caso di competizione con espressione delle preferenze: di certo il meccanismo delle primarie implica cosi più elevati a causa del turno di votazione aggiuntivo, ed è difficilmente controllabile nei risultati reali (oltre ad essere esposto ad ulteriori possibilità di brogli).
Oltre tutto, il costo e le risorse per le elezioni dovrebbe in teoria tendere a ridursi con l’evoluzione delle tecnologie… Si continuano invece a vedere quantità enormi di cartelloni con strati multipli di manifesti (alla faccia degli sprechi e dell’ecologia), mentre l’accentramento delle liste tende a rendere necessario la diffusione nazionale dei messaggi televisivi, introducendo il problema dell’affollamento delle reti pubbliche (ipotizziamo che si usino solo quelle, sfruttando il debito accumulato dalle stesse nei confronti della popolazione attraverso il canone corrisposto).
Con ogni probabilità poi, il costo di allestimento di semplici studi televisivi per la ripresa e la diffusione di comizi di candidati locali sarebbe sostanzialmente inferiore a quello sostenuto per volantini, lettere, cartelli e altre iniziative dei candidati, con la possibilità magari di creare una bacheca internet con la possibilità di accedere ai singoli comizi per coloro che non avessero potuto assistere in diretta…
Quali sono allora le vere giustificazioni per evitare di reintrodurre le preferenze nelle votazioni?