Ieri mi sono imbattuto in un articolo del magazine online del Partito Democratico, intitolato “Clean Behaviour e Carbon Market: la Democrazia e il mercato sfidano il Climate Change“. Nei suoi contenuti generali, l’articolo non può che riscuotere consenso, in quanto si rifà ai principi del protocollo di Kyoto, ed ha una sana impostazione ecologista che pochi possono permettersi di rifiutare.
Il vero problema sta tuttavia proprio nella genericità delle soluzioni: il richiamo al costo di lungo termine per le politiche non ecologiche e la speranza di trovare soluzioni che riescano a fare leva sulle leggi del mercato lascia abbastanza perplessi, anche se l’approccio appare in linea con l’Agenzia Europea per la concorrenza e l’innovazione, EACI, anch’essa pronta a dichiarare le proprie attese che il mercato mondiale dei prodotti ecologici sia in crescita.
In realtà nessuno riesce a spiegare perchè mai popolazioni che fino ad ora hanno sofferto condizioni di vita sostanzialmente peggiori di quelle nei paesi sviluppati, e che comunque hanno un tasso di utilizzo pro-capite delle risorse naturali molto inferiore agli altri, debbano sacrificarsi nella loro crescita per seguire le indicazioni di paesi che comunque rinuncerebbero a poca parte dei propri vantaggi.
Allora, se si desidera fare qualcosa di concreto, bisogna davvero capire quali siano i “meccanismi di mercato” da sfruttare, senza far ricorso alla invocazione di provvedimenti governativi internazionali e globali, che difficilmente sarebbero di comune adozione (per le diverse condizioni sociali e politiche) e comunque dovrebbero fare i conti con le reali situazioni economiche delle singole entità geografiche e politiche.
Quello che è vero è che la situazione ecologica attuale non è sostenibile nel lungo termine, e quindi comunque la tematica sarà prima o poi affrontata. Tuttavia tutti sono convinti che sia meglio prima, in quanto più controllabile. Ma oggi, su cosa si può fare leva per promuovere “atteggiamenti ecologici”, che non siano elucubrazioni intellettuali di scarsa presa sulla maggioranza della popolazione?
La crisi petrolifera è certamente una buona occasione, ma è del tutto contingente, ed eliminando i fattori speculativi non ha probabilmente fondamento nella reale dimensione delle risorse residue mondiali.
Allora si potrebbero per esempio usare meccanismi davvero legati alla pratica economica:
- la capacità di creare nuovi fenomeni sociali attraverso campagne di marketing mirate, magari facendo leva sulla creazione di un nuovo “marchio ecologico” da conferire ai prodotti industriali sulla base del maggiore rispetto ambientale (l’equivalente delle classi energetiche per gli elettrodomestici), promosso come elemento di distinzione tra i consumatori, o come moda (la soluzione più efficace potrà sempre essere trovata atraverso una adeguata analisi di marketing…);
- l’utilizzo di finanziamenti pubblici per rispondere alla necessità di creare nuovi sbocchi competitivi per le imprese delle nazioni avanzate, costrette sempre più a rinunciare alle produzioni locali (impoverendo il tessuto che di fatto le finanzia) a causa dei costi del lavoro ed alla mancanza di vantaggi competitivi basati sulla conoscenza (know-how). La valorizzazione della environmental friendliness dei prodotti diviene in questo quadro un meccanismo di accesso alla popolazione con maggiore capacità di spesa e maggiore sensibilità alla tematica (estensibile lentamente all’intera popolazione mondiale man mano che prenda coscienza dell’importanza del rispetto ambientale: diciamoci la verità, gente che combatte per i propri bisogni primari se ne frega dell’ambiente!). La creazione di soluzioni ecologiche diventa quindi un elemento aggregatore dei finanziamenti per la ricerca e sviluppo, a livello pubblico e privato…
In conclusione, facciamo tutti uno sforzo per rimanere concreti: non è più tempo di grandi dichiarazioni di principio senza alcuna idea di come perseguire operativamente la propria visione; e se qualcuno ha delle idee che paiono concrete, non esiti a farsi avanti ed a proporle (si fa sempre in tempo a scartarle, e nessuno è infallibile…).

11 Agosto 2008 alle 00:27
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