Perchè è necessario il voto di preferenza? Venerdì, Ago 22 2008 

Da un po’ di anni come elettori ci troviamo nella limitazione di scegliere solo l’indirizzo generale della politica italiana, e non la nostra reale rappresentanza, dal momento che non è possibile avere alternative tra i candidati di ciascuno schieramento e lo strumento della preferenza è stato bellamente abolito con la scusa della battaglia contro il voto di scambio.

Il partito trasversale del ripristino della preferenza nelle votazioni è ormai poca cosa, se PDL e PD sono schierati in maniera compatta in favore delle liste bloccate. Gli unici a prendere una posizione abbastanza combattiva sembrano essere i politici UDC, che raccolgono firme per una legge di iniziativa popolare, speriamo con buoni risultati.

Nella pratica, in assenza del meccanismo delle preferenze, il bipolarismo è destinato a divenire il simulacro di un ordinamento democratico, costruito intorno a due oligarchie che mutano secondo i principi delle monarchie, per graziosa abdicazione o per manovre di cortigiani insoddisfatti e/o assetati di potere.

La direzione di ciascuno dei due poli, se saldamente al comando e al riparo delle manovre dei cortigiani, non avrà alcun interesse a modificare il proprio assetto, e soprattutto non avrà alcuna necessità di governare in maniera corretta ed a beneficio dei cittadini, mentre il mantenimento del potere tenderà ad essere ricercato attraverso meccanismi di:

  • Radicalizzazione dello scontro su tematiche possibilmente ideologiche (la sinistra che evidenziava il conflitto di interessi di Berlusconi e la sua tendenza all’accentramento, mentre Forza Italia metteva l’accento sulla propensione al comunismo dello schieramento avversario) al fine di legare a sè e fidelizzare gli elettori con forti tendenze di destra o sinistra;
  • Appiattimento dei programmi elettorali, con l’obiettivo di acquisire i voti degli elettori indecisi nell’area di centro;
  • Elevata facilità di sostituzione dei ministri tra una tornata elettorale e l’altra, al fine di evidenziare una finta capacità di evoluzione e mascherando il fatto che il vero gruppo dirigente si mantiene immutato nel tempo.

L’espressione della preferenza cosituisce invece un meccanismo di rinnovamento della classe politica, in quanto (a meno di giochini del tipo delle candidature multiple) assoggetta i singoli candidati al giudizio popolare, e promuove la valorizzazione di coloro che (almeno apparentemente) esprimono principi e considerazioni più graditi agli elettori (al netto dei programmi comuni di ciascun polo o partito).

Non si può credere alle quote rosa e allo svecchiamento della classe politica se la scelta dei candidati deve venire dall’attuale classe dirigente, cui non sono posti limiti di età e che dimostra tra l’altro una longevità assolutamente invidiabile…

Che dire allora? In bocca al lupo ai promotori della nuova legge elettorale!

Preferenze e voto di scambio Martedì, Ago 19 2008 

Ancora questa mattina, nel corso di un dibattito televisivo su RAI 3 è stato affrontato (un po’ di sfuggita) il tema del sistema elettorale e della assenza del meccanismo delle preferenze. Partecipavano anche due giovani esponenti politiche, rappresentanti una del PDL ed una del PD.

Il dibattito verteva sui principi della meritocrazia, ma ad un certo punto della discussione, ecco apparire la questione delle preferenze e delle liste bloccate, liquidata velocemente con pieno accordo tra le esponenti del governo e dell’opposizione con frasi del tipo “un buon modo per evitare il voto di scambio”, oppure “ero inizialmente contraria alle liste bloccate, ma poi ho compreso che in Italia le preferenze avevano condotto alla deviazione del voto di scambio”.

Ora, ci sono diversi problemi fondamentali in questo modo di ragionare:

  • In primo luogo, non è possibile pensare di eliminare un diritto ed una libertà per evitare tentazioni: come tagliare le mani a tutti per evitare i furti di destrezza…
  • Non è possibile trattare gli elettori come incapaci o delinquenti, dal momento che li si rappresenta, e finchè gli elettori sono incapaci o delinquenti, non è lecito attendersi che i rappresentanti siano migliori;
  • La casta politica non ha dato sempre uno spettacolo esemplare, certamente non migliore del popolo, e ci sono modi ben più pericolosi del voto di scambio per la democrazia in cui le liste bloccate potrebbero essere utilizzate…

Nè sembra possibile accettare l’argomentazione relativa all’aumento dei costi per le elezioni nel caso di competizione con espressione delle preferenze: di certo il meccanismo delle primarie implica cosi più elevati a causa del turno di votazione aggiuntivo, ed è difficilmente controllabile nei risultati reali (oltre ad essere esposto ad ulteriori possibilità di brogli).

Oltre tutto, il costo e le risorse per le elezioni dovrebbe in teoria tendere a ridursi con l’evoluzione delle tecnologie… Si continuano invece a vedere quantità enormi di cartelloni con strati multipli di manifesti (alla faccia degli sprechi e dell’ecologia), mentre l’accentramento delle liste tende a rendere necessario la diffusione nazionale dei messaggi televisivi, introducendo il problema dell’affollamento delle reti pubbliche (ipotizziamo che si usino solo quelle, sfruttando il debito accumulato dalle stesse nei confronti della popolazione attraverso il canone corrisposto).

Con ogni probabilità poi, il costo di allestimento di semplici studi televisivi per la ripresa e la diffusione di comizi di candidati locali sarebbe sostanzialmente inferiore a quello sostenuto per volantini, lettere, cartelli e altre iniziative dei candidati, con la possibilità magari di creare una bacheca internet con la possibilità di accedere ai singoli comizi per coloro che non avessero potuto assistere in diretta…

Quali sono allora le vere giustificazioni per evitare di reintrodurre le preferenze nelle votazioni?

Idee contro il precariato Lunedì, Ago 11 2008 

Per quanto l’istituzione del lavoro temporaneo in Italia abbia portato diversi innegabili vantaggi sia nella flessibilità del mercato del lavoro, sia nell’aumento della dimensione degli occupati nel paese, tuttavia si cominciano ad evidenziare alcune limitazioni che richiedono interventi in grado di migliorare l’efficienza del quadro lavorativo.

In generale è possibile dire che il lavoro temporaneo diventi precario quando il lavoratore è sostanzialmene esposto alla variabilità delle condizioni del mercato e delle percezioni e strategie del datore di lavoro, senza avere alcuna influenza sulle stesse, e la sospensione del rapporto lo conduce a condizioni di disoccupazione uguali o peggiori di quelle precedenti l’inizio del rapporto stesso (in termini di facilità di acquisire rapidamente un posto di lavoro di livello almeno equivalente all’ultimo).

Questo avviene sostanzialmente quando il lavoro affidato al lavoratore temporaneo ha la caratteristica di non avere un grande mercato (almeno raggiungibile dal lavoratore), e pertanto l’esperienza acquisita risulta di poco valore nel caso in cui si debba interrompere il rapporto corrente.

Nel momento in cui invece esista un mercato per le competenze acquisite, la decisione di non continuare il rapporto di lavoro da parte del datore corrente non ha una reale influenza sulla capacità di ottenere un impiego adeguato da parte del lavoratore, che può contare sulla presenza di altre imprese interessate alle sue prestazioni. In questo caso il lavoro temporaneo non può essere considerato precario, e mantiene solo i suoi aspetti vantaggiosi. Aspetti che sono legati ad alcuni specifici meccanismi:

  1. la capacità per le imprese di disporre di personale per attività di cui non si è certi della continuità nel tempo (ad esempio incrementi di produzione temporanei o presunti tali), capacità che si traduce in una netta riduzione del rischio di impresa;
  2. la possibilità di utilizzare, attraverso le società di lavoro interinale,  l’equivalente di un servizio di integrazione delle esigenze di risorse, fondato sul fatto di usare personale per il solo tempo necessario all’operatività degli affari, senza caricarsi degli oneri legati ai periodi di mancato utilizzo delle risorse umane stesse (condizione che deve essere molto evidente in Belgio, dove il periodo di utilizzo medio dei lavori temporanei è nell’ordine dei 15 giorni, secondo i dati EURES);
  3. l’opportunità per i lavoratori di accedere più facilmente al mercato del lavoro e di acquisire in maniera piuttosto rapida una buona esperienza, almeno a livello di differenziazione di strutture organizzative e culturali tra le imprese.

Il problema nasce allora solo quando al lavoratore temporaneo non sia garantita la facile rivendibilità delle competenze e conoscenze acquisite. Questo avviene in particolare quando:

  1. le imprese operano in mercati di nicchia e chiedono ai lavoratori temporanei l’esecuzione di attività legate alle specificità del proprio prodotto;
  2. il lavoratore temporaneo viene tenuto nella stessa posizione di lavoro per molto tempo, tanto da non consentirne la potenziale crescita professionale e non aumentarne realmente l’esperienza.

Allora due meccanismi correttivi di queste condizioni potrebbero essere:

  1. la proibizione di usare lavoro temporaneo per periodi superiori (per esempio) all’anno per posizioni specifiche di prodotti e/o servizi di nicchia, con acquisizione da parte del lavoratore di compteenze diffcilmente rivendibili;
  2. la proibizione di mantenere un lavoratore temporaneo nella stessa mansione per un periodo superiore a quello strettamente necessario per acquisire una competenza più che adeguata alloi svolgimento della mansione stessa.

Naturalmente le proibizioni potrebbe essere sostituite con una significativa indennità aggiuntiva di lavoro temporaneo da corrispondersi al lavoratore, crescente con l’anzianità di servizio del lavoratore stesso presso l’azienda e nella mansione specifica.

Ma il principio che si dovrebbe salvaguardare nel lavoro temporaneo è quello di farne realmente un trampolino verso posizioni stabili, in maniera da evitare la precarizzazione dei lavoratori, o almeno da compensare la maggiore esposizione ai rischi di disoccupazione (sperabilmente anch’essa temporanea) attraverso adeguati incentivi economici.

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