Da un po’ di anni come elettori ci troviamo nella limitazione di scegliere solo l’indirizzo generale della
politica italiana, e non la nostra reale rappresentanza, dal momento che non è possibile avere alternative tra i candidati di ciascuno schieramento e lo strumento della preferenza è stato bellamente abolito con la scusa della battaglia contro il voto di scambio.
Il partito trasversale del ripristino della preferenza nelle votazioni è ormai poca cosa, se PDL e PD sono schierati in maniera compatta in favore delle liste bloccate. Gli unici a prendere una posizione abbastanza combattiva sembrano essere i politici UDC, che raccolgono firme per una legge di iniziativa popolare, speriamo con buoni risultati.
Nella pratica, in assenza del meccanismo delle preferenze, il bipolarismo è destinato a divenire il simulacro di un ordinamento democratico, costruito intorno a due oligarchie che mutano secondo i principi delle monarchie, per graziosa abdicazione o per manovre di cortigiani insoddisfatti e/o assetati di potere.
La direzione di ciascuno dei due poli, se saldamente al comando e al riparo delle manovre dei cortigiani, non avrà alcun interesse a modificare il proprio assetto, e soprattutto non avrà alcuna necessità di governare in maniera corretta ed a beneficio dei cittadini, mentre il mantenimento del potere tenderà ad essere ricercato attraverso meccanismi di:
- Radicalizzazione dello scontro su tematiche possibilmente ideologiche (la sinistra che evidenziava il conflitto di interessi di Berlusconi e la sua tendenza all’accentramento, mentre Forza Italia metteva l’accento sulla propensione al comunismo dello schieramento avversario) al fine di legare a sè e fidelizzare gli elettori con forti tendenze di destra o sinistra;
- Appiattimento dei programmi elettorali, con l’obiettivo di acquisire i voti degli elettori indecisi nell’area di centro;
- Elevata facilità di sostituzione dei ministri tra una tornata elettorale e l’altra, al fine di evidenziare una finta capacità di evoluzione e mascherando il fatto che il vero gruppo dirigente si mantiene immutato nel tempo.
L’espressione della preferenza cosituisce invece un meccanismo di rinnovamento della classe politica, in quanto (a meno di giochini del tipo delle candidature multiple) assoggetta i singoli candidati al giudizio popolare, e promuove la valorizzazione di coloro che (almeno apparentemente) esprimono principi e considerazioni più graditi agli elettori (al netto dei programmi comuni di ciascun polo o partito).
Non si può credere alle quote rosa e allo svecchiamento della classe politica se la scelta dei candidati deve venire dall’attuale classe dirigente, cui non sono posti limiti di età e che dimostra tra l’altro una longevità assolutamente invidiabile…
Che dire allora? In bocca al lupo ai promotori della nuova legge elettorale!
